LE NOTE DI ROBERTO BELLUCO – Perchè Sanremo… ha superato Sanremo

Articolo originale su ilpomeriggio

Ho sempre ritenuto che la kermesse canora sanremese fosse “il“ Festival della Canzone italiana, annessi e connessi, leggero e spietato, vetrina e latrina, esattamente come il mondo dello spettacolo è o si pensa che sia.
Mettere insieme una manifestazione sociale, grande o piccola che sia, porta a toccare degli equilibri che mettono a dura prova i nervi degli organizzatori. Posso immaginare – solo immaginare – cosa voglia dire essere a capo di questa immensa macchina dello show business, arrivare alla fine delle puntate e, soprattutto, uscirne vivi.
Sanremo è un po’ come l’elezione dell’Onorevole Berlusconi che nessuno ha votato ma è stato eletto; qui tutti disprezzano il contenuto umano dell’Ariston, ma ha fatto 14milioni. In fondo è un grande gioco, dove ci si deve calare e, senza prendersi troppo sul serio, fare come se fosse il carnevale che sta per arrivare.
Morandi, presentando Rocco Papaleo, ha detto scherzando – che Sanremo potrebbe essere il lancio di una carriera o della sua rovinosa fine. Si può affermare che sia stato una Cassandra, ma preferisco pensare che sia iscritto al Club dei tafazzisti.
L’entrata in scena di Adriano Celentano è stata apocalittica. Esplosioni, mitragliate ad alzo zero, folla in preda al panico che stramazza a terra morta. Mio figlio, nove anni, mi chiede:«ma sta succedendo davvero?» Lo rassicuro e sdrammatizzo invitandolo a guardarla non in HD, così è meno definita.
Arriva sulla scena il o l’ex molleggiato (da ieri Immensità, cit) che prende possesso della sua ora di “sermone”. Mitraglia i preti e i frati che, vittime dell’essere tiepidi, non invitano i fedeli a cercare e a sperare in una vita migliore, che però non appartiene a questo mondo, o per lo meno non solo. Spera che giornali come Avvenire e Famiglia Cristiana chiudano, rei di fare propaganda politica e non servizio alla fede cattolica. Non è mancato un bruttissimo siparietto tra Morandi, Celentano e Pupo che hanno richiamato l’attenzione sui mancati referendum bocciati dalla Consulta. Non a caso, il potere, era rappresentato dal minuto Pupo e il popolo dai due più alti colleghi.
Permettemi di affermare che le sue parole sono risultate come sabbia nelle mutande, in fondo è grazie al Comandante De Falco che ha sdoganato il c***o, usato ampiamente durante la prima serata della serafica Rete 1.
Il sermone è risultato un sconfusionato, ma i concetti (peraltro slegatissimi) ritengo siano giusti. Mi spiace che siano stati messi in scena sul palco di Sanremo, che pensavo fosse un teatro dove si sfidano cantanti. In fondo, il fastidio causato a noi cittadini e di sentirsi che siamo fessi e grassati; mentre per chi detiene il potere la definizione di grassatori in prima serata, non è il massimo
Dopo un po’ mi sono stufato e sono andato a dormire. Ero scocciato, hanno esagerato, ma forse volevano che fosse così. Portare la provocazione a Sanremo al massimo livello, il risultato mediatico c’è e ci sarà, i social impazzivano di post e di tweet, ma il risultato?
Chissà se chi doveva essere scosso dal torpore si è svegliato?
La risposta del potere è arrivata immantinente: commissariamento della direzione artistica.
In questo modo le briglie non saranno più sciolte e i messaggi sociali filtrati.
Questa sera pari numero o più persone guarderanno lo show (ormai è questo) per essere in prima fila in caso di sortite o di imbavagliamenti.
Lasciando validi i concetti boccio il metodo.
A proposito: hanno cantato?

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