LE NOTE DI ROBERTO BELLUCO – Cultura, memoria, sensibilità…

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Il concetto di cultura è sempre stato un problema, sia di definizione sia di intenti. La cultura è quanto descrittivo di una società, nel bene e nel male, soprattutto se hanno pensato a strumenti per la tutela di quella positiva e propositiva.
Si sa che la crisi che stiamo vivendo, non solo economica, ma anche morale, ha due effetti completamente in antitesi. Il primo è di spasmodica ricerca di una “via di fuga”, quindi dando fondo alla fantasia e al carattere imprenditoriale del singolo. Tutto sommato è positivo avere voglia di reagire. L’altra depressiva , attendista e in cerca di giustificazioni. Capita che siano proprio queste epoche che rispolverino il “si stava meglio quando si stava peggio”. Allora, con un tavolino a tre gambe, si evocano i fantasmi storici del nostro recente passato, in barba alle motivazioni storiche che li avevano fatti archiviare. Pochi minuti fa, camminando per Aosta ho visto, in lontananza, un ragazzo con taglio di capelli “tattico”, ma non era un militare. Indossava un giubbotto da volo “bomber”, fin qui niente di strano. A suo tempo, piaceva anche a me. Mi ha destato un po’ di fastidio, democraticamente culturale, la pacth che sfoggiava sul braccio sinistro: Casa Pound. Ribadisco il fatto che ciascuno possa esprimere la propria opinione, con i rimandi al ventennio fascista, ma mal sopporto che siano una Onlus e possano chiedere il 5×1000. Soprattutto in base al messaggio politico che perseguono e contro il quale la nostra democrazia si è fondata.
Torniamo alla cultura che mi è più congeniale. Adesso i miei figli sono abbastanza grandi per capire o inquadrare una situazione. Mio figlio, nove anni e onnivoro di informazioni carpite da pressanti domande, mi chiede cosa era successo agli Ebrei. Gli scorsi anni, la celebrazione della Giornata della Memoria, non aveva capito bene cosa fosse successo. L’argomento è difficile da capire e accettare per un adulto, figuriamoci per dei bambini.
La domanda è scattata con le pubblicità della fiction Rai su Anna Frank.
Non è stato facile trasmettere la motivazione razzista profondamente radicata, che ha portato a uccidere in maniera atroce corpo e anima di donne, uomini e bambini.
Le domande diventavano sempre più particolareggiate e poste con tono di voce sommesso. Devo dire che, volendogli un bene incredibile, ho cercato di rispondere in modo esauriente preservando la sua fanciullezza.
Ad un certo punto spuntano le lacrime. Il pensiero di bambini allontanati dai genitori, ricordo di altre storie sentite, hanno avuto la meglio e mi dice: «io non voglio vedere il film di Anna Frank». Beh, a dire il vero neanche io.
La sera fatidica, io e lui ci siamo dedicati a letture e chiacchierata, finchè non si è ritornati sull’argomento. Per quanto si possa dire, ci si deve ricordare che l’impegno di tutti è votato a impedire che uomini annullino altri uomini.
Non è facile fare cultura su questo argomento, ma non si deve abbassare la guardia, altrimenti i fantasmi potrebbero tornare al presente.
Ho concluso il dialogo con mio figlio ringraziando per la sua sensibilità. Vero che fa anche soffrire, ma orienta il pensiero verso la positività.
Magari, ogni tanto vedere il mondo come un bambino….

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