23 gennaio 2010

27 gennaio 2010: Giornata della Memoria

Il popolo ebraico è stato oggetto di una distruzione di massa effettuata con metodo, oserei dire economicamente ineccepibile. La macchina organizzativa era cinicamente preparata, come una fabbrica, a sopportare il “carico di lavoro” della registrazione, cernita, assegnazione al lavoro e alla soppressione di milioni di persone. Incredibile come l’uomo si sia potuto dedicare a una così aberrante opera di lucida e fredda iniziativa. Leggevo in questi giorni del “manuale” che addestrava i soldati tedeschi ad uccidere i neonati e bambini: al volo, per evitare pallottole di rimbalzo. Convenite con me che siamo oltre ogni immaginazione?
La celebrazione di questa giornata ha un sapore autentico di ricordo del passato per affrontare il futuro, per rimanere immuni e esenti da simili esperienze. Le iniziative, scolastiche e di massa, non si contano, i palinsesti Tv si sconvolgono e si dedicano (una volta tanto in orario prime time) alla cultura dell’evento. Ma spesso, non sempre sarei bugiardo ad affermarlo, tutto rimane fine a se stesso.
A cosa puntare in questa giornata? Io leggo e rileggo “Il sistema periodico” di Primo Levi,edizioni Einaudi, dove racconta frammenti della sua vita personale legandoli a elementi della materia che richiamano i suoi studi, la sopravvivenza nei “campi”, il lavoro, la vita affettiva… in pratica la “sua amata” chimica. Il suo raccontare è finalizzato a lenire il ricordo e a fare in modo che tanti ignari e ignavi conoscano o prendano coscienza, e questo non accada più.
Buon uomo Primo Levi, quanto sei stato disatteso dalla razza umana. E sì, perché in questi anni si sono succeduti tanti genocidi. Parola grossa, ma come lo chiamate lo sterminio e lo stupro di “razza” contro i bosniaci? In Africa, Rwanda, il massacro tra Hutu e Tutsi, dove il giornalista polacco Kapuściński ha raccolto le prove di una fredda “regia” europea? Quattro chiacchiere sul Ciad, dove i massacri, interi villaggi bruciati con annessi abitanti, stupri di massa, tanti morti di fame e fuga di migliaia di persone? Qui gli interessi economici delle nuove economie emergenti sono comprovati, lo stesso presidente Casini in visita nel paese è rimasto scioccato a vedere tanta sofferenza. Nel centro dove erano presenti i bambini più denutriti non ha avuto il coraggio di entrare. La mia fonte è attendibile.
Potrei andare avanti ancora per molte righe, ma a che pro? Basterebbe uno solo di questi “eventi” per chiudere il discorso.
Vengo alla mia richiesta/proposta. Questi dolorosi fatti andrebbero raccontati e affrontati politicamente, con l’aiuto dei sopravvissuti al nazismo e a chi ne mantiene viva la memoria, facendo onore ai tanti uccisi nei campi di sterminio. Facendo onore ai tanti, conosciuti e no, che hanno rischiato la vita per salvare dei loro simili. Soprattutto non guardando la “targa” religiosa.
Ecco, i nostri ragazzi dovrebbero essere sensibilizzati su queste problematiche, perché se vale il “paradosso della farfalla”, quello che accade in queste zone del mondo si ripercuoteranno in modo catastrofico sul resto del mondo “moralizzato e civilizzato”.
In ogni caso spero che il singolo sacrificio di allora e di quanti dedicano oggi la loro esistenza per un mondo migliore, non sia vano.
Coraggio e non abbassiamo la guardia!

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20 gennaio 2010

Haiti: emergenza infanzia

Dopo il sisma che ha sconvolto un paese che raschiava il fondo di un barile, si devono fare i conti con molte situazioni contingenti. I paesi del benessere si sono rovesciati in massa portando aiuti, a volte anche troppi a causa della disorganizzazione. I militari dovranno fare servizio d’ordine , ma 10mila marines mi sembrano tanti. Daltronde chi può rispondere in tempo zero ad una calamità sono gli eserciti più organizzati. Ma queste sono inezie diplomatico/organizzative che posso essere superate. Quello che mi fa paura sono i tantissimi bambini abbandonati per strada. Calcolando che questo è un paese che conta innumerevoli orfanotrofi con una media di cinquecento ospiti (cosa incrtedibile) altri che non hanno assistenza portano al collasso umano. Io ho seguito in Italia un problema di un minore abbandonato in zona di guerra africana, la sua salvezza era farlo espatriare in fretta ma non esiste l’istituto dell’affidamento internazionale. Nessun paese ha preso in considerazione questa grande opportunità di normalità per un bambino che ha diritto di essere sereno. Per la cronaca noi siamo riousciti a trovare un luogo sicuro per avere il tempo di seguire i normali iter burocratici. Per Haiti, ho sentito dire, che si stanno raccogliendo fondi per strutture, orfanotrofi insomma. Non capisco, il mondo intero li considera superati e deleteri e li ne facciamo di nuovi. Si dovrebbe prendere in mano la situazione emergenziale e dare attuazione ad un piano di case famiglia, anche all’estero se lì non è possibile. L’infanzia è il futuro di questo paese in rovina morale e economica. Magari dalle macerie della distruzione potrebbe nascere una nuova futura identità.

9 gennaio 2010

VIAGGI – Fiera di St. Orso di Donnas: 1010 anni e non li dimostra…

La Valle d’Aosta ha una tradizione artigianale radicata e di altissimo livello. Molte sono le scuole di intaglio su legno e scultura su pietra ollare che formano semplici appassionati o hanno dato lustro a famosi artisti.
Dal 15 al 17 gennaio a Donnas, raggiungibile in autostrada dall’uscita di Pont-Saint-Martin, nella cornice del Borgo si terrà la millenaria Fiera di St. Orso, che precede di poco quella omonima di Aosta. Molto probabilmente la ragione della “doppia” fiera va ricercata nel fatto che mille anni fa non era così facile viaggiare per raggiungere Aosta, così in questo modo anche i valdostani della media e bassa Valle potevano godere di queste importantissime occasioni d’incontro.
Anticamente era la fiera che serviva ai valdostani per comprare e scambiare attrezzi, giocattoli, utensili da cucina,cesti e tante altre cose che si usavano nella vita di tutti i giorni. Molto probabilmente il medesimo incontro che permetteva ai valdostani della media e bassa Valle di Il dopoguerra ha dato nuova vita alla fiera incanalandola verso l’esposizione dei prodotti di artigianato tipico. Oggi sono tantissimi gli espositori che portano le loro sculture di legno, intagli particolarissimi, lavori in ferro battuto e di rame. Non mancano gli oggetti “pratici”che hanno visto le prime edizioni.
Ma la fiera non è solo artigianato, è anche un grande fenomeno di aggregazione. Questa è l’occasione per turisti, artigiani e valdostani di incontrarsi e passare ore in allegria. Venerdì 15 alle ore 20,00 ci sarà la tradizionale “Veilla”, cioè la veglia. Nelle cantine del Borgo si potranno assaporare piatti tipici della cucina tradizionale valdostana come le “miasse e salignun”, la “polenta e spezzatino”, la “seuppa” e tante altre particolarità. Non ci si deve dimenticare dei vini Docg che la zona di Donnas può vantare e che, sicuramente, allieterà la nottata.
Il giorno 20, sempre alla sera, vedrà protagonista una fiaccolata in onore degli artigiani fino alla Cappella di St. Orso dove sarà celebrata la Santa Messa. Subito dopo, presso il salone delle feste, avrà luogo uno spettacolo.
Giornata clou domenica 17 quando al mattino ci sarà l’apertura ufficiale della fiera con la visita della giuria per l’assegnazione dei premi speciali. Nella giornata il pubblico potrà ammirare e, perché no, acquistare le opere esposte. Alle ore 17,00 verranno premiati gli artigiani e sarà chiusa la fiera.
Donnas è preparata per ricevere molte persone. Sono garantiti parcheggi raggiungibili con un servizio di navetta gratuito, per mangiare e dormire potete trovare i contatti su www.laportadellavallee.com, oppure www.lovevda.it.
Inoltre la navetta vi potrà portare al vicino polo museale del Forte di Bard dove potrete fare altre esperienze particolari. Per informazioni navigate verso www.fortedibard.it.
Se invece volete un contatto con una persona che con passione risponderà a tutte le vostre esigenze chiamate il Sig. Fabio Marra al 3388275675
A questo punto mettersi in viaggio è l’unica cosa da fare.

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3 gennaio 2010

Brutte notizie da Oltralpe

Oggi, durante il consueto giro di press on line, ho letto una terribile notizia accaduta in Francia. I pompieri intervengono per spegnere un incendio scoppiato in una villetta e, al suo interno, trovano i corpi di tre ragazzine. Non uccise dalle fiamme bensì sgozzate. In altra stanza il corpo del padre.
A quanto raccontano i vicini si tratta di una famiglia normale, con una vita come tante. Sono di origine marocchina e i coniugi stanno attraversando un periodo pesante: la separazione.
Probabilmente l’atto omicida è stata la sconsiderata “scorciatoia” per impedire che una famiglia si lacerasse,  non so se dettata dal retaggio culturale; non li conosco. Neanche ho aspettativa di quelle che saranno le reazioni “culturali” o di “pancia” dei francesi. Forse da noi si sarebbero levati scudi con richiami a “barbare usanze”; magari forse è così. Oppure potrebbe essere che la separazione ha danneggiato un equilibrio, che ha leso quello mentale di un uomo portandolo alla disperazione.
Non è un caso isolato, a quanto risulta in Italia tantissime sono le persone che hanno perso la loro dignità, pur avendo un lavoro, a causa degli effetti dell’esborso per gli alimenti. Molti sono costretti a vivere con meno di € 300 al mese e per mangiare frequentano le mense “sociali” (dei poveri, anche se è così, mi pare troppo), per dormire, i più fortunati, usano l’auto. Pensate che molti provano vergogna della loro condizione  e rinunciano a vedere i figli.
In questi giorni, il Consiglio della Regione Piemonte, con una legge bi-partisan,
ha approvato un progetto di sostegno a queste persone dando alloggi di “transito”, sostegno economico “una tantum”, possibilità di attingere ad un credito particolare, l’importante sostegno psicologico gratuito, la possibilità di accedere come categoria debole alle case di edilizia popolare.
Mai come ora, con questi tempi grami, si deve pensare a sostenere le famiglie e gli individui che compongono la società.
Mi prendo l’impegno, nei prossimi giorni, di raccontarvi come funziona e come verrà attuato questo progetto.

29 dicembre 2009

Le note di Roberto Belluco. Mi confesso…

Cari amici, da qualche giorno vivo le mie giornate sopra le righe. Un senso di profonda indecisione mi ha bloccato, ma ora ho deciso di affidarmi alla vostra amicizia e vi racconto tutto.
In questi giorni ho avuto delle, come dire, visioni (?) che dapprima mi hanno turbato, poi a poco a poco mi hanno dato una profonda consapevolezza di chi sono e, soprattutto, chi avevo dimenticato di essere.
Non nego che ora vivo l’ebbrezza della riscoperta, un po’ di timore di svelarmi e essere mal considerato. Sentimenti contrastanti, ma che danno come una leggera scarica di corrente. Direi una sensazione… elettrizzante!
Abbiate pazienza, la battuta è uno degli effetti collaterali. Forse deve essere la miscela atmosferica.
Sì, perchè ho ri – scoperto di essere un alieno. Non so bene il perchè mi trovo sulla Terra, se ho dei contatti con il mio pianeta di origine, quando sono arrivato e come; ho solo la certezza di non essere terrestre.
“Da cosa lo hai capito?” domanderete.
Sono tante le situazioni che mi rendono insofferente e distaccato dal principio di vita terrestere.
Per esempio, mi sfugge il principio per il quale si deve vivere in società democratiche, dove comunque una parte deve prevaricare e dominare sull’altra; l’altra (a meno che non sia d’accordo) sputa sentenze di colpevolezza e di fallimento a manetta. Qualcosa mi sfugge: lavorando insieme per la popolazione terrestre non è un alto fine politico?
Continuo. Questo pianeta è bellissimo, mi piace, adoro camminare nei suoi boschi, nelle sue piazze, ascoltare il canto del mare… I terrestri invece lo stanno sfruttando tantissimo, a favore di pochi, per motivi economici. Poi si trovano in migliaia per parlare di come non “uccidere” i propri concittadini e non trovano accordi. Ah, perchè dovete sapere che a rischio non è la vita del pianeta, ma quella dei suoi occupanti. In qualche modo la Terra se la cava, tutti i pensanti un po’ meno.
Una delle cose che mi colpiscono di più è che tantissimi terrestri si fregiano di essere illuministi, volteriani, ma perseguono, inseguono e attuano guerre con fondo religioso. I più pratici con le armi, i più sofisticati con pratiche sotterranee degne del più complesso romanzo noir.
Che vi devo dire?. Non condivido tante e troppe cose di questo Pianeta e a questo punto, sono un alieno.
Sono anche consapevole che non voglio lasciare questo mondo. Non cercherò il modo di andarmene o di mettermi al sicuro chissà dove. Già solo il fatto che io non sia d’accordo, mi autorizza a cercare un futuro diverso.
Per voi Terrestri, e anche per noi ospiti, questo è il momento dell’anno dedicato ai progetti per il futuro.
Il mio è quello di fare in modo che qualcosa interno a me cambi, in meglio.
Per voi?

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20 dicembre 2009

E’ Natale e non so cosa regalare…

Natale incombe, ormai è quasi arrivato il giorno del tripudio festivo atteso da tanti. Questi sono i giorni di Babbo Natale, i folletti aiutanti stanno finendo di preparare gli ultimi regali da portare ai bambini che sono stati bravi. Ogni tanto si dedica anche agli adulti, ma per lo più loro si devono arrangiare da soli. Allora si parte alla caccia del dono, analizzando abitudini, espressioni, hobby, ricordi di abbigliamento, inclinazione politica (sembra che aiuti, nda), sport e cosi-via-in-un-crescendo-smagliante. Nonostante tutte queste variabili il risultato… Chi di voi non ha mai avuto un dubbio, la certezza di aver sbagliato, l’indecisione completa davanti alla scelta per un regalo? La soluzione potrebbe essere fare causa a Babbo Natale per discriminazione verso i “grandi”, ma sarebbe impopolare e improbabile. Per nostra fortuna c’è chi ci può aiutare a districarci nel dedalo del dono. Se avete a disposizione un pc (ovvio che ce l’avete, altrimenti come leggete questo articolo?) digitate l’indirizzo http://www.elation.it. e vi si aprirà un mondo incredibile di “regali” insoliti. In questa magica scatola potrete trovare divisi per “argomenti” doni particolari e raffinati. Ce ne sono per tutte le tasche e le aspettative. Non penserete di trovare la cravatta o il libro remainders, vero? In questo mondo parallelo si può essere guidati alla scoperta di doni che hanno dell’originale e dell’incredibile.
Vi faccio qualche esempio? Avete un amico appassionato di volo? Potete scegliere tra il regalo di un volo in mongolfiera, un lancio con paracadute in tandem, fino al volo su di un caccia. Rimanendo sullo stile avventuroso si potrebbe assaporare la discesa in canoa, strizzare di paura con il rafting, combattere in modo “simulato” con le soft air, passare un weekend in un campo militare come se foste delle reclute. Aderente alla stagione invernale, ci sono le esperienze sulla neve, cavalcando una slitta con i cani facendo sleddog, escusioni in motoslitta, dormire in un igloo.
Se siete amanti del lyfestyle, non possono mancare i pacchetti benessere, le degustazioni di vini, di formaggi, di gastonomie tipiche, di vini esclusivi che si possono avere solo con opzione di imbottigliamento.
Ma questo non è che un piccolo assaggio dell’immensa offerta di Elation. Se siete ancora titubanti e non riuscite a decidere, potete acquistare un pacchetto a seconda delle tipologie offerte, oppure un voucher aperto dove chi decide è chi riceve il regalo. Se il credito non fosse sufficiente si può integrare.
La bellezza di questo servizio è l’immediatezza del dono. Se siamo agli sgoccioli con il tempo possiamo far recapitare una email con la descrizione del dono e del modo per usufruirne. Se possiamo programmare, la scelta potrebbe cadere sul cofanetto consegnato fisicamente a domicilio.
Comunque sia consegnato, il dono, fa un effetto pirotecnico. Le esperienze sono tante e tutte particolari che normalmente non si prenderebbero in considerazione.
Elation non è solo da usare per le feste canoniche, ma anche per farsi un regalo e passare un momento di relax, anche vivace. Insomma, Elation.it può diventare un’isola di salvezza per ricaricare le “batterie”.
A questo punto, visto che siete sempre davanti al vostro monitor, fate un “giro” su http://www.elation.it e toglietevi ogni dubbio.
Magari vi viene anche voglia di “non” regalare la solita cravatta “regimental”, che va fortissimo in tutti i più remoti cassetti.

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17 dicembre 2009

INTERVISTA ESCLUSIVA – Leonardo da Vinci: genio, mito o grande studioso?

Il dottor Claudio Giorgione, storico dell’arte, è il curatore responsabile del Dipartimento “Leonardo e scienza” del Museo Nazionale della scienza e tecnologia di Milano. Il suo ruolo è particolare, deve seguire la ricerca, promuovere e preservare le collezioni del dipartimento. Potrebbe sembrare un ruolo facile ma, pensate al mito di Leonardo, e le cose potrebbero complicarsi.
Scopriamo, sotto la sua guida, il “vero” Leonardo

Ilpomeriggio: La centralità di Leonardo al Museo di Milano risale al 1953. Ai nostri giorni è attuale? Se lo è perché?
Claudio Giorgione: Leonardo è stato ed è ancora oggi il pezzo forte del nostro museo. La cosa certa è che il “mito” di Leonardo da Vinci è stato alimentato, sia in epoca fascista come “Genio Italico”, sia nel dopoguerra come simbolo di operosità e ricostruzione. Si deve convenire che la costruita “icona leonardesca” ha falsato e trasmesso nel tempo una personalità che non corrisponde alla realtà. L’attualità di Leonardo è data dal nostro ruolo che è di divulgare la sua vera figura: sicuramente geniale, ma un grande osservatore e assimilatore del suo tempo.
Il pomeriggio: In che senso assimilatore e osservatore?
Claudio Giorgione: Prendiamo il cantiere del Duomo. Leonardo si è messo a disposizione di questa grande officina come testimone e in posizione di dialogo con una realtà poliedrica e sfaccettata. Aveva la grande capacità di imparare e restituire le elaborazioni di quello che vedeva. Soprattutto mettendosi in gioco con gli altri.
Ilpomeriggio: Visitando il museo non ho potuto non ammirare i modelli delle “macchine”. Li avete costruiti voi?
Claudio Giorgione: Sì. Sono, assieme a quella del museo di Vinci, la più antica e completa collezione. Abbiamo 140modelli costruiti tra il 1953 e 1956.
Ilpomeriggio: A cosa serve dare forma agli studi leonardiani?
Claudio Giorgione: Hanno un duplice ruolo. Il primo è quello didattico, in questo modo vediamo realizzata l’idea favorendone lo studio.
L’altro, importantissimo, è quello artigianale. Se si guardano con attenzione si apprezza la precisione della realizzazione, a dispetto di altri modelli più moderni, di mostre private, che hanno solo una valenza commerciale.
Ilpomeriggio: Che metodo avete utilizzato? Studio autonomo e diretto delle fonti?
Claudio Giorgione: Come 50anni fa, oggi, realizzando il telaio automatico da tessitura, abbiamo interpretato. I disegni di Leonardo sono studio di manufatti già esistenti, studi di miglioramento di macchine direzionandole verso l’automatismo, o pensieri su macchine completamente nuove, come quelle sul volo. In questi studi viene fuori il vero Leonardo che vogliamo far conoscere. Lui si soffermava su particolari, era un ingegnere intellettuale. Non gli interessava necessariamente la realizzazione dell’opera.
Ilpomeriggio: Qui entrate in gioco voi.
Claudio Giorgione: Sì. Il ruolo dell’ingegnere artigiano è quello di aggiungere quello che manca, gestire le strutture portanti. Soprattutto rivedere i modelli seguendo le evoluzioni della scienza e della tecnica. Torniamo un momento al ruolo che le dicevo prima.
Ilpomeriggio: Cioè?
Claudio Giorgione: Molte macchine, soprattutto quelle del volo, hanno dato a Leonardo una fama di precursore dei tempi. La realizzazione materiale ha confermato la validità teorica, ma l’impossibilità pratica. Cosa che non gli era sconosciuta. Era consapevole che molti studi avrebbero avuto bisogno di sviluppi che non poteva avere.
Ilpomeriggio: Come faceva a saperlo se era un “teorico”?
Claudio Giorgione: Sappiamo che usava fare modelli di carta e azionava a molla. Questa sperimentazione in scala dava l’idea di quello che stava pensando.
Ilpomeriggio: Ho aperto i “cassetti informatici” della sezione “Leonardo” del vostro sito. Ho visto che avete progetti a 3D. Cosa volete sviluppare?
Claudio Giorgione: Ci sono molti pensieri in sviluppo. Una che è in piena realizzazione, presentato in Corea, che useremo anche al museo, è la realizzazione in 3 dimensioni di otto modelli , accrescendone la comprensione con una diversa fruizione. Anche perché sono particolarmente “meccanici” e quindi, ammirane il movimento da molte e particolareggiate angolazioni, aiuta il pubblico a comprendere.
Anche i progetti che riguardano il cantiere del Duomo, non sono riferiti ad esperimenti di realtà virtuale, ma devono servire per capire.
Ilpomeriggio: Un ampliamento del vostro messaggio?
Claudio Giorgione: Assolutamente sì. Anche per Ampliare la fruizione della galleria museale, che ha ancora un approccio legato agli anni 50. Molta enciclopedia sulle sue intuizioni e studi. Noi stiamo lavorando per cambiarla.
Ilpomeriggio: A cosa puntate?
Claudio Giorgione: Un grande progetto, da meditare e realizzare nei minimi partticolari, dove le macchine saranno uno degli strumenti per raccontare storie, momenti ai quali Leonardo è stato legato come osservatore o protagonista.
Ilpomeriggio: Oggi, studiare Leonardo, potrebbe svelare cose che ancora non si sanno? Una conoscenza tecnica che ancora non abbiamo?
Claudio Giorgione: Sì e no. Sì, per quanto riguarda accrescere la conoscenza del personaggio o degli studi, l’equiparazione dei suoi studi con quelli dei contemporanei, la ricerca dei manoscritti mancanti.
No, se si cerca a tutti i costi il mistero. E’ un messaggio sbagliato che viene continuamente passato per fare sensazione. La cosa che fa sorridere, che molti non sanno, è che Leonardo non amava i negromanti e gli alchimisti, perché avevano un approccio diverso rispetto all’esperienza diretta del mondo naturale.
Ilpomeriggio: A questo punto le chiedo una definizione di Leonardo.
Claudio Giorgione: Una persona con due grandi caratteristiche: curiosità mai sazia e una grande flessibilità che glia ha permesso di spaziare in ogni campo. Queste sono le caratteristiche che lo rendono insuperabile. Il protagonista di una vera conoscenza trasversale.
Ilpomeriggio: Qualcuno, oggi, nella comunità scientifica, ricalca le orme di Leonardo?
Claudio Giorgione: Penso che sia impossibile a causa della specializzazione dei singoli campi. Leonardo, con la sua personalità, in questa epoca si sarebbe trovato tarpato. Anche se il nostro dipartimento cerca di far dialogare arte e scienza, come voleva Leonardo.
Ilpomeriggio: Come studioso cosa le ha lasciato ?
Claudio Giorgione: Il grande amore per la realtà, lo studiare le cose più piccole insieme alle grandi, non essere mai sazi di curiosità. Anche un po’ di tristezza. Nonostante fosse benvoluto e cercato dalle corti dell’Europa che contava, era molto solo. Non aveva pari con i quali dialogare per condividere la profondità dei suoi pensieri.
Ilpomeriggio: Posso lasciarle il campo per parlare direttamente ai lettori?
Claudio Giorgione: Vi invito a visitare i progetti multimediali sul web. Poi vi aspettiamo al museo a Milano per sperimentare i nostri laboratori, dove potrete usare alcune delle macchine, imparare la tecnica dell’affresco, capire come lavoravano gli scalpellini nel cantiere del Duomo. Qui potrete vedere in prima persona quanta tecnologia c’è nell’arte e viceversa.
Per aiutarvi vi lasci alcuni link che vi serviranno per raggiungerci sul web
Per Leonardo e il cantiere del Duomo:
http://www.museoscienza.org/news/tiburio/ la notizia del progetto sul nostro sito da cui accedere al multimedia e da cui vedere una presentazione di alcuni modelli 3d del duomo di Milano a varie epoche
http://www.museoscienza.org/leonardoduomo/ il link diretto al multimedia
http://www.museoscienza.org/areastampa/leonardoduomo/ l’area stampa da cui è possibile scaricare vari materiali relativi al progetto e in particolare il video di presentazione dei modelli 3d del Duomo di Milano.
Per la mostra di Leonardo in Corea:
http://www.museoscienza.org/news/incheon/25sett.asp la news sul nostro sito con vari collegamenti
http://www.leonardonatureartandscience.com/ il sito ufficiale della mostra. Nella sezione Resources/Multimedia/Video è possibile ritrovare le animazioni 3d di alcuni modelli di macchine in mostra

A cura di Roberto Belluco

8 dicembre 2009

LE NOTE DI ROBERTO BELLUCO – Alla cortese attenzione di Nicolo Caffo, Neherebi Ghana

Caro Nicolo,
personalmente non ti conosco, se non per mezzo della cara Sara Platini, che mi ha raccontato che hai preso aspettativa lavorativa per attuare un progetto in Ghana. Devi sapere, che tempo fa ho scritto un articolo intitolato “L’economia della solidarietà”, dove proponevo un metodo di investimento nei paesi del 3° e 4° mondo, che non fosse il laccio della carità ma che li rendesse consapevoli di poter essere padroni e capaci a casa propria. Il mio scrivere non era campato per aria, bensì frutto di razionalizzazione di esempi come quello di Anima Universale di Torino che collabora con Padre Fulgenzio e il “Villaggio della gioia” in Tanzania, con il Vides internazionale, le adozioni a distanza di bambini che altrimenti non avrebbero un futuro, dell’esperienza diretta di mia cognata in Burundi e in Chad.
Mi sono anche spesso domandato cosa spinga una persona a lasciare la propria comodità per andare in zone disagiate o pericolose. Ma in fondo, a chi riceve del bene, poco importa il motivo.
Caro Nicolo, una cosa è certa: adesso a Nerebehi, a Beriaku e sul lago Volta ci saranno tre scuole con annesso Computer Lab. Soprattutto ho apprezzato il modo di raccogliere i fondi, cioè acquistando il materiale. Questo è il cruccio di tanti: non il “dare”, ma dove vanno a finire i denari e , soprattutto, in tasca a chi.
Posso immaginare la gioia di vedere i “tuoi” bambini quando è arrivato il materiale spedito dal Rotary in Africa. Dove c’è poco o niente, vedere libri, penne, matite e materiale sportivo deve essere una grande festa.
Un giorno, un giovane senegalese, mi disse che “La guerra in Africa è figlia dell’ignoranza. Finchè ci saranno poche scuole, ci saranno tanti soldati.”
Mi auguro che le vostre scuole siano il punto di partenza per l’emancipazione di tanti bambini.
Sopratutto che il programma di adozione a distanza per il Columbus Orphanage di Kumasi sia appoggiato e funzioni. Sai, mia moglie è “madrina” da oltre 25 anni con una associazione francese di adozione a distanza, è bello leggere le lettere dei ragazzi che si sono succeduti, le comunicazioni degli insegnanti… Qualcuno ce l’ha fatta a completare gli studi, altri hanno smesso prima, ma tutti hanno avuto un’opportunità.
Cosa posso dirti ancora? Che ti auguro ogni bene e che i progetti siano luminosi.
Mi permetto di divulgare la tua email Nicolo_Caffo@mckinsey.com in questo modo chi vorrà sapere di più e fare altrettanto ti possa contattare.
Ciao e a presto

Roberto B.

8 dicembre 2009

Viaggi – Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.

 Nel centro di Milano trova posto una delle esposizioni museali più importanti d’Italia: il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci”.

 Nel 1953 Alcide De Gasperi inaugura un Museo che avrà nel suo futuro continui accrescimenti che seguono, passa passo, le evoluzioni della tecnica e della scienza.

L’esordio è dedicato con una mostra a Leonardo da Vinci, che rimarrà un punto d’orgoglio e di forza.

Un consiglio doveroso è di affidarsi alle indicazioni del personale all’ingresso. L’edificio è un dedalo di corridoi e stanze. Pianificate la visita e, soprattutto, decidete che laboratori di sperimentazione frequentare. La scelta è varia e adatta a tutte le età: le macchine di Leonardo, la genetica, la robotica, le biotecnologie, la luce, l’elettricità, materiali, bolle di sapone, la chimica, area dei piccoli, energia & ambiente, al di là degli oceani. Per la cronaca, noi abbiamo fatto “Leonardo”, sperimentare e vedere in funzione le “idee” del grande genio è avvincente.

Passata la biglietteria, dopo pochi gradini potrete ammirare la prima macchina a vapore Regina Margherita, bella e imponente.

Al primo piano a destra trova posto la sala dell’arte orafa. L’ambiente è con luce soffusa per esaltare le pietre preziose e l’argomento è trattato in maniera particolareggiata con pannello multimediale e ricostruzione di una bottega orafa. La visita continua con dei richiami a “come eravamo”: trasporti, scrittura, calcolo, scienza. In una sala laterale si affronta il Cantiere del Duomo di Milano spiegato con pannello multimediale. Nella stessa sala ci sono delle bellissime macchine per la produzione della carta: i magli per lavorare gli stracci di cotone, i torchi, le reti per la filigrana e molto altro.

Il lato in larghezza del primo piano è interamente dedicato a Leonardo da Vinci, si possono ammirare i modelli delle sue macchine, i pannelli che spiegano le sue ricerche e le scoperte. Devo dire che la tentazione di toccarle è fortissima. Adiacenti le sale dell’orologeria, del suono e degli strumenti musicali. La sala dell’astronomia, ricca di strumenti di osservazione e sestanti, di mappamondi e astrolabi, accoglie con un Pendolo di Foucault che ruota sospeso su un bellissimo mosaico. La sezione vicina è quella che attira tantissimo grandi e piccini: le telecomunicazioni. Chi può resistere a schiacciare un tasto del trasmettitore Morse? A sollevare una cornetta di un telefono a manovella? A entrare in una cabina telefonica a gettoni? Anche i più riservati si sono lasciati andare alla sperimentazione.

A questo punto di deve andare al piano -1. Si entra a contatto con il mondo dei metalli e della loro trasformazione. L’ambiente richiama, per colori e odori, le fonderie e le officine di lavorazione: manca solo il rumore.

Una sezione importante riguarda i materiali polimerici: qui pannelli sensoriali danno grande soddisfazione ai bambini. Si possono toccare i vari materiali plastici che conosciamo e che incontriamo tutti i giorni, i collanti e i materiali da costruzione. Vicino troviamo la sezione che spiega il ciclo di vita dei prodotti: dal cibo alla confezione conferita al riciclaggio. Grande risalto è dato alla lavorazione del rifiuto, visto che Milano non conferisce più in discarica nessun materiale di scarto.

Avvincente la sezione sul petrolio. Molte le “macchine” di sperimentazione sul bitume, sui fluidi, sulle tecniche di estrazione, e anche un monitor dove un termografo rileva la vostra sagoma con la relativa temperatura.

Si passa alla parte esterna dove si visita il padiglione ferroviario con le imponenti locomotive a vapore, le prime a gasolio e elettriche e un Omnibus a cavalli, che mi ha lanciato subito ai ricordi del libro “Cuore”.

Il padiglione successivo accoglie i mezzi che domano l’acqua e l’aria. Non si può che restare a bocca aperta ammirando la nave scuola Ebe, la plancia di comando del Conte Biancamano. La domanda che molti visitatori si sono posti è stata: “ma come ce l’hanno portata qui dentro?”

I biplani che ricordano i duelli aerei della 1ª Guerra Mondiale, Il moderno elicottero Agusta A109 attrezzato per missioni in mare, gli aerei a reazione della prima era moderna del volo.

Un discorso a parte lo merita l’avventura del Sottomarino Enrico Toti. Andato in pensione, o meglio in disarmo, invece di finire in una fonderia, è stato portato via mare e, solo alleggerito, via terra fino all’interno del cortile del Museo.

La visita è avvincente, si respirano ancora gli odori dell’epoca e, senza troppa fantasia, sembra di sentire le voci e i rumori della navigazione. Soprattutto, visti e sperimentati gli spazi angusti, si capisce che chi c’è stato era animato da grande passione.

L’uscita è accompagnata dal MUSTSHOP. In questa sede, non ancora completamente ultimata, manca ancora un’area di ristoro, si possono trovare le produzioni editoriali del Museo, giochi scientifici per tutte le età, gadgets e materiale che richiama il sottomarino Enrico Toti.

Io sono andato in visita al Museo con la mia famiglia. Mentre ci avviavamo verso la discesa della Metropolitana, i miei figli mi hanno detto: “Papà, quando ci torniamo?” Ci torneremo nel 2010 quando aprirà il laboratorio dell’alimentazione e la nuova area dedicata alle nanotecnologie.

Promesso.

Un particolare ringraziamento all’Ufficio Stampa, al personale del Museo, alle guide del sottomarino.

http://www.glamourtv.it/news_altre.php?mode=show&id=570

7 dicembre 2009

Libri – Il processo imperfetto. La verità sul caso Cogne.

Ieri sera 6 dicembre 2009, alla Biblioteca di Pont-Saint-Martin, l’ex comandante del Ris di Parma, Generale Luciano Garofano, ha presentato il libro che porta al grande pubblico la “sua“ versione dei fatti su sei anni di indagini sul caso Cogne.
La vicenda del piccolo Samuele Lorenzi e della sua mamma Annamaria Franzoni, ha segnato prima la minuscola comunità di Cogne e poi tutta l’Italia.
Mai un delitto così abominevole, vittima un piccolo bambino, colpito con efferata ferocia, era stato spettacolarizzato e dato in pasto ai media. Mai nella nostra storia, si era visto nascere un ufficio stampa dedicato alla gestione della vicenda.
Dal discorso del Generale Garofano, è emerso che la nostra società e chi è addetto ai lavori d’indagine a tutti i livelli, mancano di cultura e di professionalità scientifica. La prova rilevata sulla scena del crimine e poi successivamente approfondita in laboratorio, hanno dato un peso determinante per la soluzione di casi che, con la tecnica di indagine tradizionale, non si sarebbero risolti. Per spiegare la contemperazione del “Maigret” e dello scienziato, ha fatto l’esempio del “delitto di Via Poma” e della “strage di Capaci”. Per via Poma, a distanza di 25 anni, si sono potute rilevare tracce biologiche che all’epoca non si potevano acquisire (si pensi al Dna); per Capaci , determinante è stata la raccolta del Dna dalle sigarette fumate dai mafiosi in attesa che arrivassero le auto. Quindi, in laboratorio, lo scienziato ha isolato la “firma” biologica di un individuo, sul territorio, il “Maigret”, cerca e individua l’uomo da comparare. Uno non può fare a meno dell’altro. Su questo tasto ha spinto molto: la realtà dei fatti non è la fiction televisiva.
Tornando a Cogne, ha dissolto molta della disinformazione che “l’avvocato Taormina ha messo in piedi ad arte”. Innanzitutto il fatto che la scena del crimine fosse stata “massacrata”, che la repertazione fosse stata fatta in modo raffazzonato e che soprattutto gli addetti ai lavori non conoscessero le tecniche di investigazione scientifica usata nel caso specifico. Spiega in modo molto semplice una tecnica di repertazione dinamica degli schizzi di sangue sulla scena del crimine. Si chiama BPA, che è l’acronimo di Bloodstain Pattern Analysis, inventata circa 114 anni fa in Polonia, affinata negli Usa, capace di disegnare l’esatta posizione e il gesto compiuto dall’omicida. Queste rilevazioni, fonte di prova certificata, sono state “cassate” dalla Corte di Cassazione italiana come “metodo artigianale”. In Italia nessuno conosceva e ora pochi conoscono, perchè non c’è una “cultura” di indagine forense. Raccontava che la Corte d’Assise di Torino, ha disposto l’acquisto e la traduzione di libri sul BPA affinchè i giudici comprendessero le relazioni del Ris e si potesse avere un confronto.
L’amarezza di fondo è data dal sistema difesa del caso specifico e dal modus operandi del difensore in generale. Il generale Garofano lamenta che “L’Avvocato Taormina si è preso delle libertà in sede di dibattimento, sia con noi che con il Pubblico Ministero, che altrove sarebbero state punite”. Soprattutto la linea della non ammissione di colpevolezza per cercare eventuali scarichi con le prescrizioni.
In questo frangente affronta anche quelle che sono le perizie di parte. Spesso hanno a che fare con ottimi professionisti, ma non esperti in pratiche forensi. Cita a proposito le prove acquisite dai “precisi” svizzeri assunti dall’avvocato Taormina. Avrebbero trovato macchie di sangue in molte zone della casa e anche un’impronta. Ad un successivo esame si evince che non è sangue e che l’impronta è stata lasciata da un perito che ha toccato lo stipite della porta senza i guanti. A causa di questi raffazzonati sopralluoghi i processi vanno avanti per tempi lunghissimi.
Al di la del pessimo rapporto tra Garofano e Taormina, l’augurio che il Generale si fa è che il reperire e studiare le prove in modo scientifico diventi cultura. Infatti in Italia non ci sono ancora corsi di laurea in Scienze Forensi, mancano corsi di formazione e si ha, a livello politico, una pregiudiziale verso quello che è la raccolta dei dati biologici degli schedati.
Insomma, c’è ancora molta strada da percorrere e, grazie anche alla libertà dal ruolo istituzionale, non essendo più Carabiniere, potrà dedicarsi a tempo pieno all’insegnamento, alla ricerca e alla promozione dell’investigazione scientifica.

http://www.ilpomeriggio.it/news_altre.php?mode=show&id=1473